La Biblioteca scolastica come "terzo spazio"

 La biblioteca scolastica come "terzo spazio"

(dalla videoconferenza “La biblioteca scolastica come terzo spazio” di Gino Roncaglia e Marco Sinibaldi)

 

Perché le Biblioteche scolastiche sono così importanti?

Ancora oggi molto probabilmente abbiamo un’immagine della biblioteca scolastica un po’ superata: quella cioè di una stanza in cui sono depositati, e messi a disposizione degli studenti, dei libri. (vedi “Una nuova idea di Biblioteca scolastica”)

È un’immagine che conserva certamente la sua importanza e validità, ma la Biblioteca scolastica oggi è, o dovrebbe essere, qualcosa di diverso e di più che una semplice “stanza dei libri” . Dovrebbe rappresentare il centro culturale della scuola, il suo “cuore pulsante” (vedi “La Biblioteca scolastica innovativa”).

Potremmo partire da una riflessione sul funzionamento del nostro sistema scolastico e da quelle che sono probabilmente le sue due principali criticità.

Il primo di questi problemi è legato alla eccessiva centralità dei gruppi classe. Tutto l’impianto, anche fisico, della scuola è organizzato intorno alle classi e ai gruppi-classe, tanto che diamo per scontato che la scuola debba funzionare sempre e comunque secondo questa organizzazione. Pur riconoscendo l’importanza del gruppo classe nel lavoro scolastico, sarebbe opportuno cercare in alcune situazioni di ridurne il peso esclusivo, attraverso una capacità di “rimescolare”, di organizzare iniziative che non ne siano strettamente legate.

L’altro aspetto di criticità è un impianto in cui i confini disciplinari sono vere e proprie barriere, molto rigide e nette; un impianto in cui le discipline sono, ad esempio, la principale articolazione dei TEMPI della didattica.

Risulta così molto difficile nella nostra scuola lavorare sugli interessi personali, individuali, degli studenti, che possono essere legittimamente diversi, extracurricolari, non necessariamente legati all’impianto disciplinare.

Noi sappiamo dai dati che provengono dai sistemi scolastici “ad alto successo formativo” o dagli indicatori di rilevamenti e indagini internazionali, e anche nazionali (Invalsi), che la scuola funziona meglio dove c’è maggior disponibilità di quelli che potremmo chiamare “terzi spazi” e “terzi tempi” ovvero spazi e tempi non necessariamente legati alla ripartizione per gruppi-classe e per discipline ma legati anche alla capacità di rispondere agli interessi individuali, di lavorare trasversalmente, di lavorare in maniera “sociale”.

Ecco, quindi, che la Biblioteca scolastica potrà e dovrà essere non solo la stanza dei libri ma anche la principale iniezione nel nostro sistema scolastico di “terzi spazi” e “terzi tempi”.

E costituirà inoltre il modo più immediato per aggiungere all’orizzonte della scuola uno spazio per lavorare sugli approfondimenti di quegli interessi.

La capacità di approfondimento, di lavorare sulla complessità è una delle competenze principali che la scuola (oggi più che mai) dovrebbe fornire attraverso una serie di risorse informative che vede senz’altro il libro e la “forma libro” come componente essenziale, ma che può comprendere altre tipologie di risorse informative, e la si può esercitare meglio e quasi automaticamente anche (e direi soprattutto) quando gli ambiti di interessi rispondono a quelli personali degli studenti, che siano essi “extracurricolari” o lontani dagli ambiti tradizionali delle discipline scolastiche (un genere musicale, una disciplina sportiva, le mode o aspetti del costume ecc).

La Biblioteca scolastica, anche da questo punto di vista, può diventare per lo studente un luogo di scoperta, di esplorazione, di approfondimento di interessi e di valorizzazione di ingegni e di talenti che magari il sistema delle discipline curriculari e l’offerta formativa tradizionale non gli consente di far emergere.



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